Rigenerazione: una parola e un’idea per il futuro


La ricetta per crescere può essere riassunta in tre regole: durare, condividere e rigenerare.
L’Economia Circolare esprime un’idea di economia che possa “auto-rigenerarsi”, ovvero un sistema economico in cui lo sviluppo è legato ai principi dell’utilizzo di risorse rinnovabili e al limitato consumo di risorse finite con conseguente riduzione dei rifiuti. L’applicazione di tale lettura è demandata alle aziende, in una logica di rinnovamento generale dei processi produttivi e organizzativi.
 La Rigenerazione Aziendale è il percorso, in cui l’impresa dà il via al tutto, non affidandosi solo all’idea di produrre profitto. Rigenerare significa intervenire sulla propria essenza, mettendo a frutto quelle idee di passione, innovazione, qualità, che sono alla base del progetto.

Il termine “rigenerazione” è entrato da alcuni anni nel linguaggio delle discipline che si occupano di ambiente aggiungendosi a termini tradizionali di uso urbano come “riqualificazione, ristrutturazione, recupero, restauro”.
Una modifica lessicale?
No, un concetto nuovo perché rigenerare vuol dire modificare il pre-esistente, per utilizzarlo in modo diverso.
 Ma per quale ragione parliamo di rigenerazione?

Negli ultimi trecento anni si è verificato il più grande incremento di popolazione nella storia dell’umanità (da circa 800 milioni di persone nel 1750 contiamo attualmente 7.6 miliardi circa).
La principale conseguenza è la formazione di immense periferie urbane, nelle quali domina il degrado edilizio e sociale ed è assente qualsiasi traccia di qualità della vita.

 La questione ambientale, ha portato a dover riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente, cosa che durante la rivoluzione industriale non era stata presa in alcuna considerazione. I tre fattori principali dell’ambiente naturale: acqua, aria, suolo sono stati usati, consumati e alterati senza alcuna attenzione, considerando il tutto come un fatto normale e privo di conseguenze.
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I primi grandi disastri ecologici risalgono agli anni sessanta e sono stati il campanello d’allarme di ciò che avrebbe potuto accadere in futuro.
 All’inquinamento delle acque e dell’atmosfera e alla distruzione di interi ecosistemi locali, altri macro fenomeni si sono aggiunti per effetto del mancato rispetto dell’ambiente.

L’emissione di CO2, il buco dell’Ozono, i cambiamenti climatici, la desertificazione e l’accumulo di rifiuti hanno fatto nascere la consapevolezza di dover intervenire per interrompere il ciclo perverso del deterioramento dell’ambiente - aria, acqua, suolo – e ricostituire il ragionevole equilibrio tra Uomo e Ambiente.

 Nelle grandi concentrazioni urbane, l’incremento della popolazione ha causato nuovi effetti di inurbamento e consumo ambientale, quali ad esempio:
·       L’inquinamento
·       La congestione del traffico
·       Lo smaltimento dei rifiuti

Fenomeni di degrado che a ben vedere sono riconducibili all’abusivismo, alla speculazione edilizia e alle scelte sbagliate di natura urbanistica e architettonica.
Il concetto della rigenerazione urbana strategica per raggiungere uno sviluppo urbano è stato introdotto, nel 2010, con la “Dichiarazione di Toledo” che individua nei seguenti punti le sue caratteristiche:

a) più intelligente, con la promozione di un’economia basata sulla conoscenza, l’innovazione e la cultura;
b) più sostenibile, grazie ad un uso più oculato ed efficiente delle risorse;
c) più inclusivo, con la promozione di un alto tasso di occupazione e la ricerca di coesione sociale e territoriale.
Una particolare applicazione dei principi, dei metodi e delle tecniche della rigenerazione urbana e ambientale è già stata messa in atto nei casi di aree industriali dismesse.
 Si tratta di un fenomeno ormai molto diffuso e anche a Terni, città di tradizione industriale, si possono registrare interessanti esperienze (area Bosco, area Siri, area stabilimento di Papigno etc.).

La rigenerazione, parola d’ordine del futuro, va oltre il concetto di sostenibilità perché non riguarda solo il non produrre danni, ma anche il far sì che danni precedenti vengano riparati. 

Giocondo Talamonti




Per sopravvivere all’apertura, oggi ogni edicola è colorata con giocattoli buste a sorpresa, album, giochi da    tavolo, calendari, quaderni, figurine (un tempo c’erano solo quelle dei calciatori e qualcuna degli animali, ora ce ne sono tantissime che discendono dai videogiochi e dai cartoni animati). I giornali non consentono più guadagni all’edicolante e nonostante i tentativi di dotarsi dei nuovi elementi tecnologici (vendita delle ricariche telefoniche), ticket per l’autobus e biglietti delle lotterie, sono allarmanti le notizie di chiusura delle edicole e la conseguente perdita di posti di lavoro. Occorre agire magari prevedendo l’accesso al finanziamento pubblico per l’editoria. Certo la tecnologia non aiuta l’edicolante. I giornali riportano notizie che i social hanno già anticipato.

Dal 1990 le vendite di quotidiani e periodici si sono dimezzate, anche se resistono i settimanali di gossip e tv.

 Se poi i punti di vendita si trovano in una posizione che non si affaccia su una piazza o su strade di gran movimento di persone, tutto diventa più difficile. L’attenzione al problema merita considerazione perché la chiusura degli edicolanti coincide con la diminuzione della diffusione dei mezzi che hanno, fino ad oggi, garantito la democrazia.  La chiusura delle edicole è un segnale del peso della crisi.  Quando il fatturato non è sufficiente alla sussistenza di un punto vendita la crisi investe anche gli editori e i distributori. Parallelamente alle edicole si assiste alla chiusura delle librerie. Negli ultimi anni circa 2300   le librerie hanno chiuso i battenti non solo perché, in Italia, si legge poco, ma anche dalle nuove presenze di formati digitali: e-book e audiolibri.

La progressiva chiusura delle librerie è una grave ferita al tessuto culturale già molto fragile del nostro paese. Le piccole librerie di quartiere, sono luoghi sociali, ove si prendono e si scambiano informazioni, si fanno amicizie, magari partendo dalla lettura comune di un libro
Una mobilitazione dell’opinione pubblica sarebbe davvero utile ed opportuna.





Il Coronavirus ha fatto il suo esordio in Italia. Si tratta di due turisti orientali ricoverati allo Spallanzani di Roma.

Al di là del fatto che quanto sta accadendo in Cina ha avuto un eco mondiale è da sottolineare che ciò non giustifica la vasta informazione che crea, forse, ingiustificati allarmismi. Se è vero che non bisogna sottovalutare nulla è da condannare il dilagare della psicosi da coronavirus e la crescita del sentimento anti-cinese.
 Il nostro Governo, decretando lo stato d’emergenza, ha bloccato i voli in entrata ed in uscita dalla Cina.
Nonostante che non vi siano casi che riguardano gli italiani è martellante la voce dei telegiornali sul problema e la corsa di accaparrarsi le mascherine per proteggersi da chi potenzialmente (tutti) potrebbe esserne affetto.
La comune influenza annuale produce centinaia di decessi l’anno, ma nessuno se ne cura. Se questa psicosi dovesse servire a far crescere la cultura della prevenzione, mettendo in evidenza l’importanza dell’igiene, ben venga. In tale prospettiva si cominci a porre l’attenzione sulla situazione locale come ad esempio quella di tenere ben puliti i bagni pubblici e a riaprire quelli chiusi in spazi pubblici come lo è quello del parco di viale Trieste, a Terni.
Nel mentre delle multinazionali impegnate alla ricerca del vaccino, l’industria delle mascherine fa buoni affari.
 Dall’ evento negativo si possono trarre anche benefici compreso quello di far comprendere l’importanza del vaccinarci.
Unico modo per prendere quelle precauzioni che non consentano ai virus di diffondersi e di creare una pandemia che crea ondate di panico globali e che tutti vogliono scongiurare.
Al di là degli aspetti sanitari il caso del coronavirus produce, per di più, pesanti effetti sull’andamento delle borse valori di tutto il mondo. Esiste infatti un nesso tra le percentuali del contagio ed il calo del Pil cinese che, a cascata, si ripercuote a livello mondiale.
 Se la “locomotiva produttiva” della Cina rallenta, tutto il sistema globalizzato dell’economia commerciale e finanziaria si ammala. La decrescita della produzione si infrange come uno tsunami sulle più fragili economie, specie quelle sull’orlo della recessione.
  Non dobbiamo perdere di vista questo aspetto che mostra una nuova faccia del morbo conferendogli l’entità di “vero virus” per la pericolosità in termini di disumanizzazione, di disoccupazione, di povertà, di odio e disprezzo per l’altro.





Camminata FIASP 09.02.2020

Domenica a mattina Camminata alle Gole del Nera. Una bella giornata ha accompagnato i podisti dell’Amatori Podistica Terni. Dieci chilometri circa, con partenza dai resti del Ponte d’Augusto, antico di più di 2000 anni. Il percorso si è snodato lungo la strada che costeggia il Fiume Nera,  fino a raggiungere la sorgente del Lecinetto. Al termine una colazione ricca, con dolci e pizza grassa. Io c'ero...













La Struttura complessa di diabetologia dell’Azienda Ospedaliera S. Maria di Terni, a quanto risulta, l’unica nella nostra Regione, fornisce eccellenti prestazioni sanitarie anche ad utenti provenienti da regioni limitrofe in virtù della lunga esperienza maturata sotto la guida del Dott. Giuseppe Fatati.

Detta struttura è un reale centro di eccellenza che conta non solo sulla professionalità dei medici, ma anche sul sistema organizzativo complessivo. L’allarme degli utenti nel leggere sul Messaggero del 17 dicembre un articolo in cronaca locale che sotto il titolo “Diabetologia, centro di eccellenza che va mantenuto” lascia intendere il rischio di essere “smantellato” è più che lecito, destando preoccupazione per il servizio di qualità al quale i cittadini fanno costante riferimento.

L’Umbria è una regione con una tendenza all’obesità infantile superiore alla media nazionale. La prevalenza del diabete è molto vicina alla media nazionale cosı` come il tasso di incremento della malattia.
L’Ospedale di Terni ha una lunga ed importante attività di ricerca e cura del diabete, meritevole di essere incrementato, sia per le acquisizioni scientifiche conseguite, sia per la crescita territoriale dell’infermità. Suona penalizzante per l’utenza ipotizzare la chiusura del Centro in vista di una struttura regionale unica, quando sarebbe più opportuno prevederne, semmai, un’altra presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia.

L’Associazione politico Culturale “Enrico Berlinguer” si oppone con forza ad una scelta eventuale in tal senso, ricordando che il diritto del cittadino ad usufruire dell’assistenza sanitaria necessaria a salvaguardare la sua salute è espressamente previsto dalla Costituzione Italiana. Il paziente deve trovare, sempre, la giusta risposta alle proprie necessità.

L’Associazione si impegna a sostenere ogni azione tendente al rafforzamento di tutte le specialità, ma più in generale allo sviluppo e all’innovazione dell’Ospedale S. Maria di Terni che con le professionalità e la tecnologia attuale si sta imponendo in campo nazionale e internazionale. A riprova della professionalità degli operatori sanitari dell’ospedale è il caso di ricordare che recentemente è stato eseguito, in diretta live, un intervento a cui hanno partecipato diversi specialisti operanti in luoghi diversi. Il futuro prossimo della sanità guarda ad una chirurgia da remoto capace di assicurare, grazie ai robot e al 5G, tempi di latenza praticamente nulli. Il che vuol dire intervenire su pazienti ricoverati in qualsiasi ospedale dotato di connettività 5G e robot, consentendo scambi di informazioni in tempo reale.

È auspicabile, quindi, un impegno dell’Azienda Ospedaliera a mantenere, migliorare, ottimizzare il Centro di Diabetologia nei propri piani programmatici. Impegno che vede coinvolto in prima persona il Sindaco della nostra città, l’amministrazione comunale, la Giunta regionale e comunale perché sia garantita la qualità del servizio diabetologico.

Anche l’Università è chiamata a fare la sua parte. Il rinnovo della Convenzione tra Regione e Università deve tener conto della richiesta di rilancio dell’Università a Terni e specificatamente del rapporto con l’Ospedale di Terni, affinché, sotto il profilo della sanità ternana, non si disperda il patrimonio di competenze e conoscenze che hanno contraddistinto e contraddistinguono il sito locale.
La programmazione delle attività dell’Azienda ospedaliera deve essere funzionale alla realizzazione degli obiettivi di salute della popolazione in un contesto in cui la ricerca e la didattica dovranno essere fortemente interconnessi con le attività assistenziali.

In tal senso, si attende un forte impulso della ricerca clinica in campo farmacologico e tecnologico. La coesistenza, nell’area ternana, di importanti realtà industriali potrebbe fornire ulteriori stimoli ed occasioni allo sviluppo della ricerca in campo biotecnologico. Infine, esperienze di ricerca già consolidate potrebbero trovare ulteriori occasioni di crescita.  

L’Associazione politico culturale “Enrico Berlinguer” raccoglierà le firme dei cittadini ternani nel caso venissero disattese le aspettative della popolazione e nell’ipotesi che il Centro Diabetologico venisse sacrificato in nome di un mero contenimento dei costi sanitari.

Il Presidente
Giocondo Talamonti



Linguaggi volgari…


La sensazione dominante di chi mostra un minimo di attenzione al panorama attuale della nostra società, è che i legami e i rapporti che la costituiscono si stanno gradualmente dissolvendo. Lo possiamo vedere nella spasmodica lotta per il consenso che si determina in quasi tutte le occasioni di confronto fra qualsivoglia soggetti, siano essi politici o portatori di opinioni diverse. I dibattiti non vengono legittimamente sostenuti da argomentazioni a sostegno dell’una o dell’altra posizione, ma sfociano quasi sempre in una demonizzazione dell’avversario di turno, concepito, spesso, come nemico da abbattere, fino a farlo oggetto di invettive e degli insulti più volgari possibile. Mentre un soggetto espone le sue convinzioni il cameramen non manca mai di inquadrare, come da copione, quella componente di fazione opposta, invitata direttamente per il contraddittorio o facente parte del pubblico, che oscilla la testa qua e là in segno di disapprovazione. Un messaggio diseducativo che va rimosso con l’acquisizione di una cultura collettiva che ponga al primo posto il rispetto dell’altro. Che ci si deve aspettare, d’altronde, dalle manifestazioni di opinioni personali da contrapporre a quella degli altri se giornalmente in televisione si assiste al turpiloquio, all’offesa continua, alla bestemmia, alla volgarità becera di sopraffare l’interlocutore alzando la voce? Nessun comportamento sociale è avulso dal tempo che lo vive. Tant’è; ne basta il richiamo alla moderazione di una voce che si perde nel deserto. O siamo tutti a reagire oppure teniamoci, come ogni popolo, il re che si merita.




La separazione tra spesa previdenziale ed assistenziale è fondamentale per garantire le pensioni a chi ne usufruisce o a chi, giovane lavoratore, dovrà usufruirne.
L’assistenza dovrebbe entrare nella fiscalità generale e non gravare sui fondi versati da chi lavora. I giovani devono sapere che chi ha lasciato il lavoro per raggiunti limiti di età gode di una pensione rispondente agli anni che ha lavorato e alle normative al momento vigenti.
Delle 17.827.676 pensioni in atto al 1.1.2019, 13.867.818 sono quelle di esclusiva natura previdenziale, cioè derivanti dal versamento dei contributi previdenziali da parte dei percettori, durante l’attività lavorativa.
Le rimanenti, riguardanti l’invalidità civile, le indennità di accompagnamento e gli assegni sociali, sono di natura assistenziale, cioè prestazioni erogate per sostenere una situazione di invalidità congiunta o meno a situazione di reddito basso. Per scendere ancor più in dettaglio, basta osservare che ad inizio 2018, le prestazioni a favore di invalidi civili erano per ogni 10.000 abitanti, 37,2 quelle corrisposte in Italia settentrionale, 52,2 quelle nell’Italia centrale, 66,6 quelle nell’Italia meridionale e Isole. Il che indica chiaramente che le prestazioni assistenziali di invalidità civile vengono erogate a titolo di ammortizzazione sociale, soprattutto nelle regioni economicamente meno sviluppate.
Ed allora, perché non separare la spesa previdenziale da quella assistenziale dal momento che la prima è solo quella che garantisce ai pensionati e garantirà la pensione ai giovani lavoratori di oggi?
 È pura illusione?







Il mantenimento dei bagni pubblici perfettamente efficienti ed in buono stato ha come diretta ricaduta la riconoscenza dell'intera comunità nel cui ambito è ubicato il servizio.
La buona manutenzione è un obbligo civico: farla serve a garantire sicurezza e salubrità dell'ambiente e delle persone che vi entrano in contatto.
 Due sono i principi che ispirano tale obbligo e che da molto tempo sembrano essersi dimenticati: il controllo dei beni pubblici da parte degli addetti e il rispetto degli altri.
Il Parco è frequentato da donne, persone con problemi, ma anche da anziani che avendo problemi prostatici hanno spesso necessità, durante l’attività motoria, del bagno pubblico, che attualmente è chiuso con un grosso lucchetto. Stranamente, tale bagno, può ritrovare la propria fruibilità solo ed esclusivamente in concomitanza con le iniziative sportive che vi si svolgono.
Il Sindaco titolare dei poteri in materia di sanità ha la facoltà di intervenire e ristabilire la funzionalità continua del bagno pubblico, situato in un parco molto frequentato.
Anche gli addetti ai servizi di controllo sanitario possono/devono intervenire per assicurare l’apertura di un bagno asservito all’utilità pubblica. Infine se nessuno interviene il caso dovrebbe interessare anche gli organi demandati all’osservanza delle leggi.




Antonio Bosco e la fabbrica


Guardare al futuro ripensando alla storia della città, che da borgo è diventata una città industriale, alla sua cultura, alla scuola tecnico professionale che ha forgiato i nostri cittadini. La memoria costituisce un patrimonio che non deve essere mai cancellata se si vuole affrontare il nuovo con determinazione e coraggio. Antonio Bosco nato il 26 febbraio del 1849 nel capoluogo piemontese (così riporta il documento della Curia vescovile di Torino in mio possesso), ex dipendente SAFFAT, fondò nel 1890, a Terni, la ditta Bosco per progettare e costruire i macchinari necessari all’agricoltura locale. Negli anni ’70 la “Bosco” trasferì l’apparato produttivo a Maratta Bassa e si specializzò nella fornitura di macchinari per l’industria chimica e petrolifera. Nel 1982 passò sotto la gestione dell’Efim, mantenendo la denominazione di Bosco officine meccaniche spa. Il vecchio complesso delle officine Bosco, parzialmente demolito nel 1985, è stato recuperato con fondi europei e trasformato nell’attuale centro multimediale. Nel 1994 l’Ipsia “S. Pertini” ha intitolato ad Antonio Bosco le officine meccaniche della scuola. L’archivio Bosco, di notevole interesse storico, è conservato dal 2006 in un reparto delle officine dell’Itis di Terni…




Il lavoratore del futuro…


Il mercato del lavoro è cambiato radicalmente nel giro di poche generazioni.
Una volta si poteva pensare di trovare un impiego, passarci gli anni fino alla pensione e nel frattempo tirare su dignitosamente una famiglia.
 Oggi, per costruire il proprio futuro il lavoratore dovrà avere la capacità di adattarsi, imparare costantemente, reinventarsi, trovare nuovi lavori e imparare nuovi modi per creare valore.
Un futuro in cui il luogo di lavoro si smaterializzerà e dove l'orario d'ufficio si piegherà alle necessità del lavoratore.
Se si volesse sapere quale sarà il luogo e il turno di lavoro del futuro, la risposta più consona è: ovunque e senza orari.
Il solo obiettivo perseguibile è di raggiungere i risultati prestabiliti.
Il posto di lavoro del futuro ha 4 dimensioni: mobile, social, intelligente e naturale. In un arco di tempo relativamente breve ci sarà bisogno di giovani preparati nei settori dell’ingegneria robotica, cibernetica, e biomedica.
Crescerà l’interesse e l’appeal nei confronti di profili professionali multidisciplinari, capaci di rapportarsi con una realtà dove saranno più diffusi sistemi capaci di mettere insieme fisica, biologia e digitale.





Poiché ogni attività in corso è soggetta al mutamento veloce dei processi e dell’evoluzione tecnologica, occorre provvedere ad un aggiornamento continuo dei modelli concernenti la sicurezza.
I principi generali di prevenzione per la tutela della salute nei luoghi di lavoro sono:
 a) la valutazione dei rischi;
 b) la loro riduzione al minimo;
c) le misure tecniche, organizzative e procedurali concretamente attuabili nei diversi settori e nelle differenti lavorazioni utilizzate.

A questi vanno aggiunti i rischi psicosociali (Stress lavoro correlato, burn - out, mobbing) per le considerevoli ripercussioni che hanno sullo stato di equilibrio dei lavoratori, ma anche sulla performance delle Imprese.
I rischi psicosociali, all'interno del luogo di lavoro, al pari degli altri rischi, vanno aggrediti con appropriate metodologie di valutazione e specifiche misure di prevenzione e protezione.

Un ambiente psicosociale “buono” permette di migliorare le prestazioni, lo sviluppo personale, il benessere fisico e mentale dei lavoratori e i risultati dell'Impresa.

Un immediato allarme sociale va posto, anche, sul propagarsi dell’uso e abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti.

 Nella prevenzione l’informazione, la comunicazione e il coinvolgimento dei soggetti interessati (forza lavoro e impresa) sono fondamentali; tutto ciò si può ottenere attraverso la coniugazione di due criteri, solo apparentemente antitetici, quali:

1)      la fattibilità,
2)      l’attuabilità.
 Oggi con le tecnologie disponibili e con l'attuale ricerca scientifica, si potrebbe ipotizzare una fattibilità della sicurezza estremamente avanzata.

In estrema sintesi corre l’obbligo (da parte di tutti gli attori della prevenzione – pubblici e privati) di saper coniugare gli interventi di prevenzione tenendo presente il binomio tra le misure tecnologicamente fattibili e concretamente attuabili.

Precisamente per la fattibilità si fa riferimento all’art. 18 comma 1 lett. Z del D.Lgs 81/2008: “aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione”; e per l’attuabilità alle decisioni della Corte Costituzionale 25 luglio 1996 n.312 e della Corte di Cassazione sez. IV penale 16 maggio 1997 in C. Minestrina.

La Corte Costituzionale ha indicato nel principio del concretamente attuabile la possibilità per l'imprenditore di realizzare la sicurezza in base alla particolarità del lavoro, all'esperienza e alla tecnica da lui utilizzata o utilizzata in lavorazioni similari, facendo leva sul rispetto dell’art.41 della Costituzione italiana “L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana…” e sull’articolo 2087 del codice civile: l’obbligo del datore di lavoro di attenersi al principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile. Sicurezza tecnica, organizzativa e procedurale.

Una prevenzione sensata ed efficace nel tempo, non può prescindere dal coinvolgimento delle agenzie educative e formative: Scuola, Università, parti sociali e imprese, tutte chiamate a mettere in atto una formazione continua in grado di rispondere adeguatamente ai rischi che ogni attività comporta.

Innovazioni tecnologiche, industria e sanità…


Le tecnologie digitali e l’interconnessione con tutti i campi dell’innovazione stanno determinando un cambiamento radicale del mondo del lavoro e quindi del sistema sociale.

La relazione tra tecnologia e società, richiede un nuovo approccio per rendere la società consapevole della complessità dell’innovazione.

La nuova rivoluzione industriale, chiamata "Industry 4.0", è un processo che porterà ad una produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa tra imprese, coinvolgendo l’intera filiera produttiva, capace di auto-organizzarsi e di ottimizzarsi in tempo reale: il tutto allo scopo di incrementarne la competitività.

Il campo di azione coinvolgerà anche la sanità che potrà prevedere in futuro la chirurgia a distanza.
La rete di quinta generazione avrà bisogno di ulteriori professionalità di tutto il sistema sanitario che potrà impattare con la sostenibilità del servizio pubblico nazionale.

Ciò richiede uno specifico approfondimento "applicativo" sulla robotica in medicina e, in particolare, sullo sviluppo della "chirurgia robotica”, sugli strumenti innovativi per le nuove tecniche sanitarie e tecnologie strumentali.







Nel programma di tutti i governi, non escluso quello attuale si parla di giustizia fiscale da perseguire anche con la lotta all’evasione.

I diversi condoni fatti negli anni precedenti hanno dimostrato la tiepidezza dei tentativi, dando la percezione che non si volesse agire seriamente.
Oggi i mezzi tecnologici esistenti consentono di incrociare i dati.
Purtroppo l’attenzione al problema, da parte della gente comune e anche da parte dei mass media sembra, come sempre, scemare perché assuefatta alle promesse avanzate in merito dai politici e mai mantenute.

Si accetta di tutto; è noto che ci sono soggetti che hanno portato fuori dal paese milioni di euro e poi li hanno fatti rientrare con scudi fiscali al 5%.
Basterebbe, semplicemente, esercitare uno stretto controllo fra coloro che hanno aderito ai condoni o alla cosiddetta “pace fiscale” perché non si ripeta il “giochino” e sia così limitato ad una sola volta.
La dichiarazione dei redditi infedele è uno dei reati che più frequentemente viene contestato ai contribuenti.

Se vogliamo snidare i disonesti, ma anche le multinazionali che portano i loro risparmi all’estero ed evadono miliardi di euro di imposte, dobbiamo farlo seriamente con una collaborazione internazionale, che indichi, prima fra tutte, l’adozione di soppressione dei paradisi fiscali comunitari (Lussemburgo, Olanda, Irlanda, Cipro, Malta). Solo così si potranno conoscere i nominativi di chi tradisce il proprio Paese.

I 120 e più miliardi di euro in cui è stata stimata l'evasione (per non parlare dell'elusione cioè di quei comportamenti diretti ad aggirare il fisco con espedienti formalmente ineccepibili), potrebbero essere recuperati attuando una giusta politica fiscale, puntualmente annunciata ad ogni cambio di governo, ma mai realizzata.

Per prima cosa bisogna incidere sui comportamenti perché si inizi a mettere al primo posto la “questione morale” unico mezzo per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale. C’è la volontà di farlo? …se c’è, facciamolo seriamente.




I bagni di Viale Trento


I bagni di Viale Trento continuano a rimanere chiusi, nonostante le reiterate richieste di apertura che vengono sistematicamente ignorate.

Ci sono responsabilità?

Chi è addetto ai controlli?

Chi è addetto alla gestione del bagno pubblico?

Chi deve rispondere alle legittime richieste dei fruitori del parco?

CHI…?

Queste le domande che si pongono coloro che frequentano la struttura all’avanguardia del parco di viale Trento, che presenta però l’ostinata chiusura con un lucchetto, dei servizi igienici – pubblici, per necessità fisiologiche.

Chi si appoggia da una parte e chi dietro qualche albero, e chi non può, deve interrompere, anzitempo, la programmata permanenza nel parco.

Speriamo che il problema non si trasformi in un problema igienico individuale e collettivo.





I risultati ufficiali delle elezioni regionali in Umbria ci dicono che la vittoria della candidata del centrodestra Donatella Tesei è stata netta con il 57,55% dei voti, mentre Vincenzo Bianconi sostenuto da M5S e centrosinistra non va oltre il 37,49%.
In Umbria avanza il centrodestra e le città di Perugia e Terni hanno già da tempo cambiato volto. Una vittoria storica: dal 1970 infatti in Umbria a governare è stato in maniera ininterrotta il PCI prima e il centrosinistra poi, mentre ora in Regione sventolerà la bandiera della Lega e dei suoi alleati. Pur essendo consapevoli che si sarebbe perso (seppure non in queste proporzioni), quanti di noi si sentono a posto con la propria coscienza nell’aver fatto il possibile per evitare la disfatta? Tutti hanno remato nella stessa direzione perché ciò non avvenisse? Ciascuno risponda con sincerità. In ogni caso, preso atto di quanto accaduto, si deve guardare con fiducia alla possibilità di un riscatto futuro. Nella circostanza, la consultazione ha sorriso alla Lega e ai suoi alleati.

Un’analisi della crisi della sinistra e delle sue alleanze è indispensabile per tentare un recupero e deve iniziare riconoscendo gli errori che sistematicamente, anche in questa circostanza sono stati fatti, sia nella scelta dei candidati, sia dei programmi, ignorando la partecipazione dei circoli. La discussione e il confronto delle idee al loro interno è fondamentale per valutare opportunità e richieste, così come è fondamentale che trovino accoglienza presso i vertici del partito. Non bisogna dimenticare che la crisi maggiore in seno al partito si è prodotta a seguito di indicazioni che escludevano la partecipazione della base, in quanto più vicina alle esigenze del popolo e interprete più immediata degli umori. Al contrario, i circoli sono stati coinvolti quando ogni decisione era stata già presa. Servirà la lezione a cambiare sistema? Bisogna fare un esame degli errori commessi e soppesare quanto ricordava Enrico Berlinguer: “Casa per casa, strada per strada…” Paradossalmente, tutto ciò l’abbiamo lasciato a Salvini, limitandoci a tenere supponenti riunioni al chiuso con rappresentanti autorevoli della sinistra…

Sono passati trent'anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer, eppure il suo esempio, gli ideali e la morale restano. Non ignoriamola. In un mondo completamente diverso la sua figura e le sue idee continuano ad essere di un’attualità impressionante: la questione morale, l'austerità, il compromesso storico, lo strappo con Mosca, la questione giovanile a quella femminile. In una nazione che sta progressivamente perdendo punti di riferimento e in cui la politica si è fatta barbara e senza respiro, le idee di Enrico Berlinguer mostrano ancora l'anima e la forza di un progetto di società diversa.

Il processo di ricostruzione della sinistra, quando si viene investiti da scandali come concorsopoli (vedi Sanità) complica maledettamente ogni sforzo di credibilità, aggiungendo, se possibile, ulteriori difficoltà.
Dobbiamo liberarci dallo spettro di una sinistra litigiosa, fatta di continue scissioni  dovute a personalismi, nemici giurati del bene comune.
Occorre, tuttavia, non scoraggiarsi e non cedere alle delusioni, ma rivitalizzare quella forza e passione che ci sono proprie. Sono dell’opinione che occorra un Partito democratico che comprenda tutti gli altri partiti di sinistra la cui somma, nel caso delle recenti elezioni, è stata poco più dell’1,2%. Povera cosa.

Il Centrosinistra deve ripartire dalle cose da fare, nel nome dei  valori che l’hanno sempre contraddistinta, riprendere concreti contatti con il popolo, evitando sterili accuse.

L’obiettivo deve essere quello di riproporre come progetto un modello di sviluppo economico sostenibile basato sul riciclo ottimizzato dei rifiuti e sull’efficientamento energetico con uso delle fonti rinnovabili.

Ad esso sono fortemente legati i temi della crescita, delle risorse, della sostenibilità, di crescente attualità ed interesse nelle agende dei governi mondiali.
Le fonti rinnovabili, i cambiamenti climatici, i trasporti, le abitazioni del futuro, i nuovi orientamenti in materia di infrastrutture, costituiscono la sfida su cui puntare per una rinnovata cultura dello sviluppo e della cura dell'ambiente.
Bisogna far convivere buon senso, tradizione, civiltà e innovazioni tecnologiche in una nuova prospettiva in cui l’istruzione, la formazione, l’Università siano elementi portanti di quella filiera che guarda al lavoro, ai processi produttivi e all’occupazione.
Dobbiamo stringerci in un rinnovato impegno per riconquistare il terreno perduto a Terni e a Perugia attraverso un lavoro serio e una nuova classe dirigente.

Per essere certi che la lezione sia stata assimilata, dobbiamo trovarci uniti attorno ad un obiettivo condiviso; solo allora ognuno di noi potrà sentirsi con la coscienza a posto e guardare con fiducia ad un possibile riscatto, senza perdersi nella ricerca di inseguire e contrastare la maggioranza di governo, mantenendo una visione unitaria progettuale e culturale ben precisa.

Terni, 30.10.2019


Il Presidente
Giocondo Talamonti





Sicurezza nei luoghi di lavoro


Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’ Inail tra gennaio e luglio 2019 sono state 378.671 (-0,02% rispetto allo stesso periodo del 2018), 599 delle quali con esito mortale (+2,0%). In aumento le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 38.501 (+2,7%). L’educazione alla sicurezza è fondamentale per costituire sempre più quel bagaglio culturale fatto di comportamenti ed atteggiamenti da assumere, in ogni circostanza, per i quali è importante il ruolo della scuola e il coinvolgimento di tutto il personale scolastico. La scuola ha il compito di aiutare i più giovani a interiorizzare un modello culturale che lasci il segno nella formazione personale. L’opera di sensibilizzazione dovrebbe esercitarsi in ogni tipo di attività al fine di:

addestrare gli individui ad adottare comportamenti codificati, adeguati alle diverse circostanze di pericolo;

acquisire consapevolezze e comportamenti adeguati alla prevenzione dei rischi e alla tutela di sé e degli altri.

analizzare i comportamenti a rischio per ridurre errori e violazioni attraverso gli approcci tecnologici odierni.

Il continuo evolversi dei pericoli, impone nuove letture dei comportamenti a rischio, in modo da poter tutelare la salute del singolo e della collettività.

Il Ministro del Lavoro ha aperto lunedì 23 settembre il “Tavolo di confronto salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”, trovando l’intesa, principalmente, sui seguenti punti:
·         Semplificazione e interpretazione univoca delle norme,
·         contrasto delle gare al massimo ribasso,
·         aggiornamento del Testo unico sulla salute e sicurezza,
·         banche dati condivise, stanziamenti di risorse,
·         rafforzamento controlli,
·         lotta al caporalato,
·         formazione mirata e coordinamento incentivi agli investimenti in sicurezza.

 La prevenzione in tema di salute e sicurezza sul lavoro è un’emergenza su cui tutte le agenzie educative sono chiamate a dare il proprio contributo.


Talamonti Giocondo