Provo la scomoda sensazione di non stare più con i piedi per terra; di vivere in sospensione forzata, di sentirmi fluttuante in una realtà virtuale. Non ci capisco più niente: l'economia tracolla, avanza la fame nel mondo, milioni di persone perdono per sempre il lavoro, aumentano i focolai di guerra nei quattro angoli della Terra, cerco notizie per saperne di più, accendo la TV e mi accorgo che tutto va bene.


Anche il terremoto in Abruzzo va a gonfie vele. Non mi stupirei se qualche inviato molto speciale si facesse scappare l'affermazione che trattasi del miglior terremoto del dopoguerra. Le immagini che ci arrivano sono quelle di un'allegra scampagnata, una pasquetta fuoriporta dove i bimbi giocano tranquilli, aprono uova a volontà, dove la gente riscopre fratellanza e calore umano, si scambia pacche mentre si fa una partitella a carte davanti alla tenda. Manca solo che qualche intervistato si lasci scappare: "ci voleva proprio, ne sentivamo la mancanza!".


Vedevo scorrere il solito filmato a casa di amici, traboccante mielismo, coccole e beneficienti concessioni da parte dell'attore principale: doni a gogò, regali a iosa, dentiere gratis anche per i lupi dell'Appennino e per gli orsi marsicani, tant'è che il bimbetto dei miei amici, cinque anni, scappa a dire: "papà, quand'è che il terremoto arriva da noi?"Ci fosse uno che davanti ad un microfono dichiarasse che sta dilagando un'epidemia di pidocchi, che da quindici giorni la gente non può lavarsi, che nelle tende si muore di freddo e che in quelle dove viene spinta aria calda l'umidità entra nelle ossa, che le toilette chimiche sono poche e impraticabili, che ognuno ha rinunciato alla privacy, che il fango dei campi arriva alle caviglie, che le tende sono invase da zecche ed altri insetti...Ci fosse uno che davanti ai microfoni ammettesse che forse la situazione sarebbe stata diversa se in quella riunione della Protezione civile del 30 marzo qualcuno si fosse preso la briga di far testare meglio la consistenza dei pilastri della casa dello studente e di altri edifici, crollati come cartone per risparmiare sui materiali da costruzione.Ci fosse uno che dicesse che criticare gli atteggiamenti colpevoli non significa disprezzare l'aiuto e l'infinita solidarietà degli operatori della Protezione, anch'essi, per fortuna, convinti dell'umanissimo gesto di sostegno richiesto dalla circostanza.


Nessuno che parlasse della voracità dei politici, degli amministratori, dei costruttori, alleati di sempre quando si tratta di speculare sulle disgrazie della povera gente.

Su questo scenario desolato, gravato ancor più da condizioni atmosferiche avverse, s'erge la figura del salvatore, dispensatrice di promesse, di carezze e di maglie del Milan.


Presenza costante per inaugurare l'avvio di una classe, l'apertura di una dispensa, quella di un bagno chimico e di ogni cosa che giustifichi, anche da lontano, la pena d'essere solennemente attivata, pur di invadere i telegiornali.Contro questa vergogna, guai a chi s'oppone. La schiera schierata dei commentatori tv non aspetta altro.Le opinioni contrarie vanno troncate alla fonte, bollate come comuniste, disfattiste, irriguardose, ingrate e sobillatrici dell'ordine pubblico. Evviva la democrazia!


Giocondo Talamonti

Continuano le celebrazioni all'Ipsia "S. Pertini", iniziate il 3 aprile con la presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, con la possibilità di visionare la mostra allestita all'interno dei locali comprendente documenti, registri, attrezzature dell'epoca, disegni tecnici e "capolavori" dei primi studenti della "vecchia" Scuola di Arti e Mestieri, nonché quaderni diari, appunti dei ragazzi del 1909, tesserini per studenti che consentivano l'ingresso all'interno dell'allora Soc. Terni per approfondire le tematiche affrontate sui banchi di scuola. La mostra rimarrà aperta al pubblico per tutto il mese di aprile. Virgilio Alterocca è stato il fondatore della scuola professionale di Arti e Mestieri .
Egli non vide la conclusione del primo anno scolastico e cioè quella di sapere il felice esito che la scuola avrebbe fatto segnare negli anni a venire. Morì, un mese prima, di un male incurabile nella sua casa di Arrone all'età di 57 anni, lasciando come testamento ciò che aveva nel cuore e nella mente "..se qualcuno volesse comunque onorare la mia memoria, faccia in qualunque tempo una qualunque offerta a quella scuola professionale cui avevo votato il resto della mia vita". I Cento anni della vecchia scuola professionale rappresentano un riferimento irrinunciabile per l'intera cittadinanza di Terni.
Essa è stata la fucina formativa per schiere interminabili di studenti, divenuti operai, tecnici, professionisti, specialisti della metallurgia, dell'elettricità e attualmente delle nuove tecnologie.L'Ipsia costituisce il patrimonio culturale e professionale della città, integrato nella società operaia ternana, che non si può e non si deve disperdere a vantaggio di pretese nuove concezioni del sistema formativo locale.
Terni, 11 aprile 2009
Il Dirigente Scolastico
Ing. Giocondo Talamonti