L’Operaio “Cipputi” e la coerenza



L’operaio “Cipputi”, figura creata dalla penna satirica del vignettista Altan, deve la sua notorietà a un destino infame che lo condanna all’autolesionismo. Eppure, nelle martellate che si auto affibbia, dove si dice che il dolore sia più acuto, il personaggio riesce a conservare una virtù salvifica: la coerenza.

Nel processo tragicomico degli avvenimenti politici, aventi per oggetto il dimensionamento scolastico, neppure questa consolatrice qualità riesce a emergere anzi, c’è chi, in un irrefrenabile slancio masochistico, degno del miglior Cipputi, si esibisce in esercizi di ineguagliabile difficoltà.

Preceduta da una campagna di stampa, con la quale sconfessa l’impegno del Consiglio comunale di restituire le rispettive autonomie agli Istituti accorpati a Terni a seguito di una frettolosa decisione del trascorso Consiglio provinciale, l’attuale titolare del dicastero, è venuta a far visita alla struttura dell’IPSIA per verificare la rispondenza fra quanto dichiarato il giorno prima ai giornali e la realtà dei fatti. La sequenza temporale, in decisa antitesi con la logica, è sintomatica dell’incomprensione fra le due maggiori istituzioni della città e suona come offesa per gli interessi delle famiglie su cui gravano gli effetti del dimensionamento voluto.

Pur nell’inversione colpevole dei tempi di verifica, ci si sarebbe attesi che l’assessore fosse venuta ad accertare le condizioni di ‘complessità’ che coinvolgono i due istituti, sia in riferimento alla nazionalità dell’utenza (percentuale più alta in Umbria di alunni stranieri), sia in merito alla peculiarità didattica (presenza di laboratori e officine), sia in relazione al sovradimensionamento che sarebbe scaturito dalla misura, sia in ordine alla gestione delle attività del Centro Territoriale Permanente, considerata prioritaria in tutt’Italia (meno che dalle parti nostre) per l’inserimento e, soprattutto, il reinserimento dei cittadini in cerca di occupazione con competenze attualizzate al mercato. Se questa fosse stata l’intenzione della visita, sarebbero certamente emersi gli impedimenti che la stessa legge Gelmini poneva alle procedure di accorpamento.

Invece, no. Cepputi si è sferrato lì l’ennesima, impietosa martellata rinunciando, questa volta, perfino alla coerenza.