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Prenotazioni spostate in altri hub della Regione Umbria. Per ben due volte non sono riuscito, attraverso il sito istituzionale, a prenotarmi a Terni. mi sono stati proposti gli hub di Orvieto Scalo, Fabro, Passignano, Norcia e la Casa Salute di Marsciano. Una domanda: ma che fine ha fatto quello di Terni? Mi è sembrato quantomeno bizzarro che mi proponessero sedi lontane, addirittura Fabro (distanza circa 100Km). Non siamo nei primi giorni dell’emergenza.

  Un amico mi ha consigliato di insistere per la prenotazione on line fino a che, a forza de daje, non compare Terni.

Ma è mai possibile, Presidente Tesei, che chi ha superato i 70 anni ed ha qualche acciacco debba sobbarcarsi un viaggio prima digitale e poi materiale per raggiungere la località proposta?

 Per ogni fine settimana perché non prevedere un open day vaccinale nella propria località di residenza? E ciò per rispondere alle sollecitazioni del Ministro Speranza: La dose di richiamo è cruciale",

Il Centro di Vaccinazione ternano è ben organizzato ed è sempre stato in grado di dare risposte rapide ai cittadini. Non si comprende cosa ci sia dietro all’impedimento sopravvenuto e perché si creino questi disagi. Tutto ciò nonostante il peggioramento della situazione epidemica imponga un più immediato accesso alla vaccinazione.

C’è in questo momento la necessità di tornare a imporre mascherine e distanziamento, migliorare l’efficienza del trasporto pubblico urbano, non abbandonare ma potenziare lo smart working, scaglionare e diversificare gli orari lavorativi in modo da diluire i movimenti nelle ore di punta, ma quello che più conta è cercare di non creare disagi a chi si vuol vaccinare…

28.11. 2021

Presidente Associazione Politico-Culturale “E. Berlinguer

Giocondo Talamonti





 L’Amatori Podistica Terni nasce nel lontano dicembre del 1976 grazie ad un gruppo di amici (Bruno Pietraforte, Dino Polverari, Angelo Attisano, Giocondo Talamonti, Pietro Falsini, Franco Neri, Francesco Cervelli, Roberto Locci, Giuliano Fiorini e pochi altri), appassionati di un ambiente incontaminato e con tanta voglia di correre, camminare e di stare insieme nel rispetto l’uno dell’altro. Presidente per quasi un trentennio è stato Giocondo Talamonti fino al 2004 a seguire Giuliano Fiorini fino al 2011 poi Fabio Laoreti fino al 2018 per arrivare a Luca Moriconi, attuale presidente del sodalizio ternano. Tutti i presidenti che si sono succeduti hanno lasciato un’impronta, ma i principi del gruppo sono rimasti gli stessi: amore per lo sport, correre, camminare, aggregarsi per socializzare e dare della propria città sempre un’immagine positiva, puntando sui valori della vita, attraverso manifestazioni prima non competitive ed oggi ludico-motorie, ma anche iniziative strutturate in “gruppi di cammino”. Nel 1977 il Gruppo si dette una struttura organizzata con l’iscrizione alla FIASP (Federazione Italiana Amatori Sport Popolari) e nei primi dell’anno del 1978 il Gruppo si iscrive anche alla FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) Settore Propaganda per sviluppare l’attività giovanile. L’Amatori fin da subito coinvolge la scuola per parlare con i giovani ritenendo fondamentale per loro lo sport nella loro formazione ed ha interessato per questo il Provveditorato prima e la Direzione Scolastica poi. Lo sviluppo di questo fondamentale aspetto della formazione, prevede la maturazione di una consapevolezza sportiva ed etica fondata sul rispetto reciproco, sulla convivenza civile, sull'educazione alla vita, sull'educazione motoria in un ambiente sano, sull'educazione alla salute e al benessere, sulla socializzazione e sulla interiorizzazione che partecipare non significa ricercare la vittoria e il risultato ad ogni costo.

Nel 1979 si dota di uno Statuto redatto presso lo studio notarile del Dott. Colizzi. La prima corsa podistica organizzata è il mitico “Circuito dell’Acciaio”, dove correva il Campione del mondo di motociclismo, Libero Liberati. Era l’8 dicembre del 1976. Il giorno prima della manifestazione il Messaggero scriveva “…Il percorso, 15Km circa, si snoderà lungo il vecchio ‘Circuito dell’Acciaio’ ad onore e memoria delle gesta indimenticabili di Libero Liberati che ha legato il suo nome alla mitica corsa. Il ‘Circuito dell’Acciaio’, così chiamato in quanto collega i centri più significativi della siderurgia ternana, evoca nei meno giovani il ricordo, oltre che sportivo, di periodi forse più travagliati, ma ricchi di attese e realizzazioni economiche. Con l’attuale corsa si vuole auspicare una più proficua affermazione della città di Terni per quanto concerne il settore siderurgico…”. A seguire l’Amatori Podistica Terni ha organizzato la “Maratona delle Acque”, prima a giugno poi la seconda domenica di maggio, quindi la “Corsa della Befana” ed infine la “Maratona di San Valentino” organizzata in febbraio in occasione delle celebrazioni di San Valentino, patrono della città di Terni e protettore degli innamorati. Le varie corse sono state nell’anno del Covid-19 rinviate a causa della pandemia, ma gli iscritti hanno continuato a fare attività muovendosi individualmente fra i percorsi più belli che il ternano può offrire. L’ultima “invenzione” è un evento denominato “Run and walk by night” che si svolge in notturna.

L’idea di costituire un gruppo sportivo non è maturata dopo lunga riflessione. È nata per caso. Si dice che le intuizioni siano felici quando nascono sotto una buona stella. Ignoro quale congiunzione astrale ci fosse in quel giorno di marzo del 1975, quando l’amico Valentino Latini mi chiamò per invitarmi a fare qualche chilometro di corsa lungo l’argine destro del canale di Piediluco, ricordo che le condizioni atmosferiche erano pessime. In dubbio se cominciare o no, decidemmo per un’azione di coraggio e, contro ogni logica, cominciammo ad andare. Chi conosce quei posti, sa che non ci sono ripari per improvvise bizzarrie del tempo. Difatti, un temporale violento ci colse nel mezzo del percorso. Se ci fossimo buttati nel canale ne saremmo usciti più asciutti. Era il periodo in cui una stampa salutista magnificava i vantaggi della marcia, nascevano raduni in ogni posto, “la marcialonga” faceva parte integrante di ogni festa paesana. Qualche giorno dopo ci iscrivemmo alla maratonina di 12 km in quel di Narni, dove prendemmo il via con Abdon Pamich e con Carlo Bomba, due atleti carichi di gloriosi trascorsi sportivi di caratura mondiale. Ci sentimmo dei privilegiati solo per stare a fianco dei due, anche se quella sensazione durò appena qualche chilometro; il tempo per riscaldare i muscoli e i due campioni salutarono il gruppo. Dopo la corsa di Narni con Abdon Pamich l’entusiasmo crebbe e ci ritrovammo con un gruppo di amici e famigliari a Vasanello, un’analoga manifestazione di cui venimmo a conoscenza nel momento in cui fu annunciata e propagandata all’arrivo della corsa di Narni. Un’occasione destinata ad aprire le porte della maturità dell’Amatori Podistica Terni. A Vasanello, erano previsti più percorsi, alla premiazione conclusiva venne chiamato a ritirare uno scatolone di bottiglie di vino il “gruppo di Terni”. In risposta, si presentò inaspettatamente, l’allora maresciallo della Fabbrica d’Armi di Terni, Franco Neri, al quale, dopo aver ritirato il premio, chiedemmo. “ma quanti siete del vostro gruppo? Lui rispose che erano solo in due…gli fu fatto presente che le famiglie ternane che avevano preso parte alla manifestazione podistica erano molte di più. Allora dividemmo le bottiglie di vino dandoci appuntamento presso la Pro-natura. Quel primo incontro in sede servì a decidere il nome da assegnare al gruppo, i colori sociali ed il motto. Dopo una serie infinita di proposte, la scelta cadde su “Amatori Podistica Terni” per il nome, il giallo azzurro per i colori sociali (colori della Provincia di Terni) e per il motto si convenne: “Corri, marcia e… cammina per la tua salute” per mettere in evidenza l’aspetto salutistico dell’attività che ha poi trovato abbinamento con le potenzialità culturali offerte dal luogo prescelto per la pratica sportiva, sviluppando altresì la conoscenza delle realtà storico-ambientali che si incontravano.

Nel corso degli anni l’Amatori Podistica Terni, si è fregiata, sull’abbigliamento sportivo, del drago, simbolo della città, segno di riconoscenza dell’Amministrazione comunale per i tanti anni di attività spesi a valorizzare la città di Terni con iniziative come il “Circuito dell’Acciaio”, la “Maratona delle Acque”, la “Corsa della Befana” e la “Maratona di S. Valentino”.

E non vanno dimenticati i tanti convegni e i personaggi dello sport che il gruppo ha portato a Terni. La prima uscita oltralpe del Gruppo è stata la Maratona di Parigi, cinquanta iscritti partiti da Roma con il “pendolino” diretto nella capitale francese, una volta arrivati a Parigi il gruppo con il metrò ha raggiunto Saint-Denis con dislocazione in due strutture diverse ove alloggiare, grazie all’interessamento della città gemella di Terni, Saint-Ouen. Per molti dei partecipanti, era la prima volta che vedevano Parigi e la Torre Effeil. Uno spettacolo, un sogno. La bellezza di quei monumenti si conosceva solo attraverso i libri.

 Dopo tanti anni scorrono davanti agli occhi gli amici dell’Amatori che non ci sono più: Alberto Nullo, Gastone Forzanti, Sandro Romboli, l’avvocato Augusto Fratini, Luciano Michiorri, Franco Domizi, Giuseppe Liberotti, gli onorevoli Mario Andrea Bartolini e Nedo Canetti e tanti, tanti altri e personaggi che hanno fatto la storia del podismo in Italia: Remo Martini, Bruno Marcelli, Pierluigi Ferramondo e Mario Ferracuti, quest’ultimi due sono recentemente scomparsi. Una bella storia legata alla crescita sportiva della città a cui tutti gli iscritti, in ogni tempo, hanno dato il proprio contributo.

Terni, 12 ottobre 2021

Giocondo Talamonti







 


 



 


 

 



A seguito della pandemia il lavoro si è orientato alla tecnologia, all’innovazione digitale della fabbrica, alla sostenibilità ambientale, ma soprattutto si è rivolto all’analisi di prospettiva che riguardano il sostegno alle imprese, insieme al futuro dei lavoratori e della classe dirigente. Il tema del sostegno alle imprese dopo la crisi pandemica è cruciale per una ripresa fluida dell'economia, ma in questo periodo c’è bisogno più che mai di maestranze capaci e preparate, che abbiano conoscenza dei problemi e di come affrontarli. L’istruzione e la formazione diventano sempre più centrali per una classe dirigente che dovrà essere all’altezza dei tempi e che dovrà fare necessariamente un cambio di marcia culturale. La Scuola, l’Università, le Aziende devono fare ciascuna la propria parte nella consapevolezza che la cultura del lavoro e della salute (tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, prevenzione sul lavoro e ambienti sani e sicuri) si acquisisce a scuola, si fortifica all’Università e si irrobustisce con la pratica quotidiana in Azienda.

Il questo momento le forze politiche non stanno ponendo il dibattito sul lavoro nella preminenza che merita, sulle sue problematiche e sull’orario a cui le nuove tecnologie ci chiamano a riflettere, sottovalutando il fatto che un cambiamento d’orario potrà essere la soluzione ai mille inconvenienti posti dalla pandemia. In vista di tutto ciò, è bene fare delle ipotesi:

 ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni.

 ridurre gradualmente l’orario di lavoro, portandolo a 24/30 settimanali

 attivare un progetto-pilota sperimentale

 

Tale riduzione dell’orario lavorativo, senza però alcuna alterazione dello stipendio, avrebbe effetti positivi sul benessere psico-fisico dei dipendenti, senza considerare che una settimana lavorativa più breve può persino aumentare la produttività.

Le conseguenze occupazionali sono di totale evidenza: aumentare i posti di lavoro per i giovani e riempire quelli che la tecnologia diminuisce. L’obiettivo è anche quello di riuscire ad avere più tempo libero e una maggiore vivibilità sociale, tenendo conto che l’età pensionabile si è alzata e va verso i 70 anni. I giovani avrebbero bisogno di ottimismo e prospettive che consentano loro di mettere su famiglia, avere dei figli e vivere più serenamente con effetti sulle nascite il cui contenimento è essenzialmente rappresentato dalla precarietà del lavoro. Anche Papa Francesco è intervenuto sull’argomento chiedendo ai governi orario di lavoro ridotto e salario universale (Corriere dell’Umbria del 17 ottobre 2021 pag.2).

L’Associazione Politico-Culturale “Enrico Berlinguer” intende contribuire al dibattito partendo dal nostro ordinamento di riferimento D.Lgs. n. 66/2003, che ha dato attuazione a due fondamentali direttive comunitarie la 93/104/CE e la 2000/34/CE (principi cardine in materia di organizzazione dell’orario di lavoro). È da qui che dobbiamo ripartire, da un quadro di riferimento per affrontare un tema di così stringente attualità. L’Associazione sa quanto è difficile affrontare un argomento già all’attenzione dei sindacati, ma il tempo si è ridotto e la società chiede risposte. L'efficacia della riduzione dell'orario dipenderà moltissimo dalle modalità concrete con cui verrà attuata, ma la discussione è estremamente necessaria per concepire una visione diversa del futuro occupazionale dell’Italia e dell’Europa.

Terni, 23 novembre 2021

Giocondo Talamonti






 Per raggiungere la colonia marina estiva di Porto Civitanova si partiva da Terni in treno. All’epoca nei periodi estivi le famiglie non potendosi permettere di portare i numerosi figli al mare li mandavano in colonia a cura delle strutture produttive. Erano gli anni Cinquanta del secolo scorso

Durante le vacanze scolastiche venivo mandato dai miei in colonia, a Porto Civitanova, luogo marino che ospitava i figli dei dipendenti della società “Terni” altre volte a Monte Peglia con il CIF (Centro Italiano Femminile). Ora, a Civitanova, il fabbricato che ci ospitava non c’è più.

Gli architetti dell’epoca disegnavano le colonie secondo uno schema costruttivo inconfondibile improntato all’affermazione dell’Italia del Duce. Conformi a tale stile sono molti i palazzi: che ancora esistono nelle città (scuole, palestre G.I.L., uffici pubblici, caserme, Centrali ecc.), a dimostrazione della nuova architettura in voga negli anni 1924-1938.
A Portocivitanova, anche se lontani dai nostri genitori la vita in colonia si svolgeva felice tra coetanei.
Il sole e il mare erano gli elementi che secondo i nostri genitori aiutavano a crescere in salute e ad imparare le regole della convivenza nel vivere gomito a gomito con altri bambini.

Poteva capitare che, fratelli e sorelle, non facessero parte dello stesso gruppo, cambiava la ragazza
incaricata di assistenza che ci controllava e che io chiamavo maestra. Quando il tempo non consentiva di andare al mare, le assistenti ci raggruppavano e ci intrattenevano raccontando favole che tutti ascoltavamo con tanto interesse e con assoluto silenzio.

Il rispetto degli orari, la sveglia, il lavarsi e rispondere all’appello per l’alzabandiera, lo stare tutti
seduti con ordine e nello stesso posto e alzarsi quando, su richiesta, ti era consentito, rappresentavano i fondamenti per la formazione e per l’educazione di noi giovani.

Certo allora tutto era più semplice in tema di educazione perché la famiglia era più presente e la
scuola con l’educazione civica costituiva punto di riferimento per tutti. Oggi, al contrario, gli ambienti famigliari sono stravolti dal fatto che entrambi i genitori, per necessità, lavorano e non riescono a seguire con continuità i propri figli. Consapevoli di tale status pensano di sostituire l’affetto e la protezione che il figlio si attende con regali e con la “paghetta” settimanale. Anche la scuola ha perso quel ruolo centrale che aveva. Anni fa se la scuola lamentava il rispetto di regole comportamentali e i tuoi lo venivano a sapere, ti punivano severamente. Ora i genitori moderni sono quasi sempre indotti a pensare che la colpa sia degli insegnanti. Siamo arrivati all’assurdo.

Quasi tutte le colonie venivano edificate ai margini delle spiagge marine ed erano pensate prevedendo al primo piano un grande refettorio che all’occorrenza (in caso di pioggia o tempo brutto) si trasformava in una sala di ricreazione. Al piano terra una camerata con tanti letti più bagno e servizi igienici; dietro un grande spazio giardino, mentre nel davanti la spiaggia.

Le colonie sono state progressivamente abbandonate a seguito del benessere prodotto dal boom
economico che si era affacciato nel Paese, a partire dagli anni ’60. Ricordo, anche, con piacere la Colonia di Monte Peglia, oggi distrutta dal tempo e dalla mancanza di manutenzione. Le tracce rimanenti, le dimensioni e le aree che risultavano grandi ai miei occhi di bambino, oggi mi appaiono notevolmente ridimensionate.

Tutte le mattine dopo colazione eravamo soliti andare verso il luogo ove si trova l’antenna di Monte
Peglia e lo facevamo attraversando una collina piena di pini accompagnati dalle due “maestre”
incaricate di assisterci, di organizzare i giochi e, in caso di maltempo, di impegnarci nei disegni.
Disegni che venivano appesi nella parete dell’edificio esterno, protetto da una pensilina. Quando
venivano i dirigenti dell’associazione CIF, le assistenti li mettevano in bella mostra. Io non sapevo
disegnare come gli altri, ma ricordo che una volta quei dirigenti si soffermarono a lungo sul mio
disegno ammirandone i colori e a cogliere quel messaggio di apprezzamento della natura e degli
animali che secondo loro avevo dato.


di Giocondo Talamonti





 Il problema delle “liste di attesa” è particolarmente sentito perché, non essendoci stati negli ultimi anni miglioramenti significativi dei tempi di attesa, tra l’altro aggravati dalla pandemia, si traduce in rinunce alla cura della salute e al ricorso alla sanità privata con gravi oneri per i cittadini. 

Ciò costituisce una legittima preoccupazione, assolutamente ingiustificabile ed accettabile in una società che guarda al benessere e alla salute dei cittadini.  Molti sono i ternani che per esigenze legate al proprio stato di salute e per la propria serenità personale e famigliare sono costretti a rivolgersi a strutture private. E’ opinione diffusa che sia necessario attivare le necessarie procedure di ottimizzazione nell’organizzazione del lavoro, nelle risorse umane e strumentali utili alla soluzione del problema e dare risposte più consone agli utenti. 

Un primo intervento in tal senso è rendere operative le strutture diagnostiche nei giorni festivi e farle funzionare anche di notte per i ricoverati al fine di esaurire le liste di attesa nei vari reparti e assicurare così tempi ragionevolmente brevi. Lo scenario indica che, a partire dal 2011, sono state ridotte le risorse umane e strutturali che hanno penalizzato il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), tagliando l’offerta pubblica di servizi, provocando lo scandaloso allungamento delle liste d’attesa e favorendo l’espansione dell’offerta privata, trainata anche dalla diffusione di varie forme di assicurazioni integrative aziendali. La lezione della pandemia non è servita.

Si spera che quanto prima l’operazione dia i risultati sperati, anche se è evidente il disegno di privatizzare la sanità italiana, oramai in mano al libero mercato. La lentezza che si registra nella ripresa dell’attività ordinaria degli Ospedali ha il pericoloso effetto di abituare i pazienti a rivolgersi al privato. È evidente il danno per i più deboli, sempre più obbligati ad indebitarsi per veder rispettato un diritto. L’articolo 32 della Costituzione prevede, al riguardo, che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” e l’Articolo 13 dello Statuto della Regione Umbria ribadisce che “la Regione promuove la salute quale diritto universale e provvede ai compiti di prevenzione, cura e riabilitazione mediante il servizio sanitario regionale …nell'attuazione delle politiche sanitarie, ispira la propria azione al principio della centralità e della dignità della persona malata”.

La pandemia avrebbe dovuto indurre a profonde correzioni il sistema sanitario sperimentato in Lombardia e dimostratosi fallimentare nella lotta al Covid. Al contrario, sembra stia ispirando la linea sanitaria in Umbria. Un modello che prevede la cancellazione della rete dei servizi territoriali pubblici, affidando l’erogazione delle prestazioni domiciliari ad agenzie private, instaurando, in campo ospedaliero, una concorrenza tra settore pubblico e settore privato, fortemente squilibrata a favore del secondo. Alla luce della recente emergenza Covid-19, che dura ormai da quasi due anni, il Servizio sanitario pubblico dovrebbe essere assicurato in modo adeguato in tutto il territorio dell’Umbria, anche alla luce delle risorse che potrebbe fornire l’Unione europea. La fruibilità da parte dei pazienti che necessitano di esami diagnostici, visite specialistiche, terapie ed interventi devono, invece, sottostare ad attese snervanti per risolvere i più urgenti aspetti della salute pubblica.

In tale contesto l’impegno dell’Università è importante se adeguerà l’offerta formativa alle esigenze della popolazione e se la Regione saprà rispondere alla comunità ternana attivandosi per un nuovo ospedale di eccellenza.

 Tutti i ternani debbono vegliare e rendersi disponibili a una seria lotta popolare in vista del rafforzamento del sistema sanitario locale, privilegiando la salute della persona e non il profitto. Insieme si può.

Terni, 24 settembre 2021

Giocondo Talamonti










Le liste di attesa della sanità

Il problema delle “liste di attesa” è particolarmente sentito perché, non essendoci stati negli ultimi anni miglioramenti significativi dei tempi di attesa, tra l’altro aggravati dalla pandemia, si traduce in rinunce alla cura della salute e al ricorso alla sanità privata con gravi oneri per i cittadini.

Ciò costituisce una legittima preoccupazione, assolutamente ingiustificabile ed accettabile in una società che guarda al benessere e alla salute dei cittadini. Molti sono i ternani che per esigenze legate al proprio stato di salute e per la propria serenità personale e famigliare sono costretti a rivolgersi a strutture private. È opinione diffusa che sia necessario attivare le necessarie procedure di ottimizzazione nell’organizzazione del lavoro, nelle risorse umane e strumentali utili alla soluzione del problema e dare risposte più consone agli utenti.

Un primo intervento in tal senso è rendere operative le strutture diagnostiche nei giorni festivi e farle funzionare anche di notte per i ricoverati al fine di esaurire le liste di attesa nei vari reparti e assicurare così tempi ragionevolmente brevi. Lo scenario indica che, a partire dal 2011, sono state ridotte le risorse umane e strutturali che hanno penalizzato il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), tagliando l’offerta pubblica di servizi, provocando lo scandaloso allungamento delle liste d’attesa e favorendo l’espansione dell’offerta privata, trainata anche dalla diffusione di varie forme di assicurazioni integrative aziendali. La lezione della pandemia non è servita.

Si spera che quanto prima l’operazione dia i risultati sperati, anche se è evidente il disegno di privatizzare la sanità italiana, oramai in mano al libero mercato. La lentezza che si registra nella ripresa dell’attività ordinaria degli Ospedali ha il pericoloso effetto di abituare i pazienti a rivolgersi al privato. È evidente il danno per i più deboli, sempre più obbligati ad indebitarsi per veder rispettato un diritto. L’articolo 32 della Costituzione prevede, al riguardo, che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” e l’Articolo 13 dello Statuto della Regione Umbria ribadisce che “la Regione promuove la salute quale diritto universale e provvede ai compiti di prevenzione, cura e riabilitazione mediante il servizio sanitario regionale …nell'attuazione delle politiche sanitarie, ispira la propria azione al principio della centralità e della dignità della persona malata”.

La pandemia avrebbe dovuto indurre a profonde correzioni il sistema sanitario sperimentato in Lombardia e dimostratosi fallimentare nella lotta al Covid. Al contrario, sembra stia ispirando la linea sanitaria in Umbria. Un modello che prevede la cancellazione della rete dei servizi territoriali pubblici, affidando l’erogazione delle prestazioni domiciliari ad agenzie private, instaurando, in campo ospedaliero, una concorrenza tra settore pubblico e settore privato, fortemente squilibrata a favore del secondo. Alla luce della recente emergenza Covid-19, che dura ormai da quasi due anni, il Servizio sanitario pubblico dovrebbe essere assicurato in modo adeguato in tutto il territorio dell’Umbria, anche alla luce delle risorse che potrebbe fornire l’Unione europea. La fruibilità da parte dei pazienti che necessitano di esami diagnostici, visite specialistiche, terapie ed interventi devono, invece, sottostare ad attese snervanti per risolvere i più urgenti aspetti della salute pubblica.

In tale contesto l’impegno dell’Università è importante se adeguerà l’offerta formativa alle esigenze della popolazione e se la Regione saprà rispondere alla comunità ternana attivandosi per un nuovo ospedale di eccellenza.

Tutti i ternani debbono vegliare e rendersi disponibili a una seria lotta popolare in vista del rafforzamento del sistema sanitario locale, privilegiando la salute della persona e non il profitto. Insieme si può.


Giocondo Talamonti



Fiore all’occhiello mondiale di alta qualità. Un sito quello di Terni appetibile, viste le manifestazioni di interesse all’acquisto che hanno coinvolto colossi stranieri come China Baowusteel, il maggior produttore cinese di acciaio, e dei coreani di Posco, quinti produttori al mondo, gli operatori del settore che avevano previsto che la partita per l’acquisizione dell'Acciai Speciali Terni (Ast) era tutta italiana hanno avuto ragione. In corsa per la “Terni” c’erano i gruppi Arvedi, produttore di Acciaio, e Marcegaglia un utilizzatore dell’Acciaio (tra l’altro uno dei maggiori clienti dell’AST), e l’ha spuntata la società italiana di Giovanni Arvedi. Nell’acquisto è inclusa la relativa organizzazione commerciale in Germania, Italia e Turchia. La transazione è soggetta ora all’approvazione del Consiglio di sorveglianza di Thyssekrupp e all’autorizzazione dell’autorità antitrust europea.

Speriamo bene, sarà che quando si parla di occupazione, di competitività dell’azienda, di operare su mercati internazionali, l’attenzione dei lavoratori e della città è alta. L’importante è che il nuovo proprietario Arvedi risponda, come si dice, ai requisiti:



1) sia un colosso della siderurgia internazionale con capacità industriale;



2) operi sui mercati internazionali;



3) mantenga la compattezza del sito, la capacità produttiva, almeno un milione di tonnellate di acciaio colato, e l’occupazione diretta e indiretta, costituita da circa 4mila unità.



4) preveda investimenti sulle nuove tecnologie e l'impiego di strumenti sempre più efficienti per l’ottimizzazione dei processi produttivi;



5) la volontà di produrre acciai speciali e anche di ripristinare la produzione del magnetico, del titanio o altre produzioni diversificate cioè più prodotti per il mercato perché se un prodotto va in crisi l’altro riesce a fare utili e compensare eventuali perdite;



6) Consideri l’ambiente e la sicurezza dei lavoratori un bene primario della salute dei lavoratori.



I lavoratori rappresentano un’asset fondamentale della nostra Azienda, un valore aggiunto che la rende, anche per questo, appetibile. Non c’è famiglia che a Terni non ha o non ha avuto un familiare che ha lavorato con l’Acciaieria, una volta chiamata “Terni” che sta a significare il forte legame fra l’Azienda e la città. Per il successo economico della nostra fabbrica e della nostra città occorre che il nuovo acquirente Arvedi investa e stia al passo con i più moderni processi tecnologici, dando continuità alla produzione, all’occupazione dei lavoratori diretti ed indiretti e agli investimenti necessari a rispondere alle richieste dei mercati. L’Associazione politico-culturale “Enrico Berlinguer” valuta positivamente la volontà della Società Thyssenkrupp di mantenere una quota di partecipazione di minoranza in AST, un segno di continuità e di fiducia che dà all’operazione credibilità, tra l’altro ottenere la fiducia degli acquirenti può voler dire vendere di più. Questo è l’elemento che può determinare l’aumento dei volumi produttivi dell’acciaio.



A Terni il PIL dipende per il 62% dall’AST e dal 2008 il PIL pro capite si è ridotto di un quarto. “La città invecchia il 28% sono anziani. La vera ricchezza sono le pensioni dei padri e dei nonni”. Quello che ci auguriamo è che possa essere sempre più valorizzata la formazione permanente dei lavoratori, la formazione tecnica di alta specializzazione post diploma attraverso i corsi ITS Smart Academy e il legame con l’Università e gli Istituti tecnici e professionali del nostro territorio. Anche questo è un investimento di cui occorre, in prospettiva, tener presente. L’Alternanza scuola-lavoro e la collaborazione con l’Università (attraverso tirocini), è importante per avere sempre maestranze che si confrontano con il nuovo che avanza e che unito ai processi produttivi e alle tecnologie informatiche rende l’Azienda in grado di competere sul campo internazionale con maggiori successi, ciò consente di anticipare le esigenze dei clienti, dando un’idea del carattere di un’azienda intera. In tale contesto il ruolo delle Istituzioni locali (Comune e Regione), del Governo e della politica è fondamentale per monitorare tutta la vicenda della vendita per far si che le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali siano salvaguardate.



Terni, 2 ottobre 2021 Giocondo Talamonti



26° “Porta un amico, pianteremo un albero”

 Una manifestazione competitiva di 13 chilometri e ludico-motorie di 2,7-5.250 e 13 chilometri. L’evento è stato patrocinato dall’Ufficio Scolastico Regionale e dal Coni. L’Amatori Podistica Terni presente in massa anche con i piccoli “atleti”. Una bella giornata di sport, in attesa del 46.mo Circuito dell’Acciaio di domenica 10 ottobre.