Tanto tuonò che piovve...

Tanto tuonò che piovve. Il tanto atteso piano industriale di TK è stato, infine, presentato. I contorni sono deprimenti: tagli, riduzioni, licenziamentie ridimensionamenti, fino a ridurre,fra qualche anno, l’AST a una grossa officina. Un quadro irricevibile. Per la città, per la storia di un’industria che ha segnato una cultura dell’acciaio, per le strategie nazionali in tema di siderurgia, per il patrimonio tecnologico cresciuto attraverso decine e decine di generazioni e che ha costituito il vanto locale e nazionale. 


Paure aleggiavano; ma c’era ancora spazio per una soluzione che rispettasse i centoventicinque anni di storia della “Terni” e della città che le è nata intorno. Non sono più i tempi in cui misure di strategia industriale possono essere decise a livello locale o nazionale. Oggi, rispondono a logiche di respiro europeo e mondiale. Con colpevole ingenuità s’è dato finto credito a prospettive di cessioni; con impotenza si è assistito ad acquisti e vendite da destra a sinistra e viceversa, come fosse un tragico ping-pong, aspettando riassetti mai venuti, attese speranzose, investimenti mancati, promesse deluse. 

Lo sapevamo, certo. Ma il quadro è così complesso che poco o nulla può fare l’impegno delle istituzioni locali o regionali. Il problema sovrasta semplicemente ogni proposito locale. I giochi non si fanno qui.

Ma un responsabile c’è. La Commissione Europea per l’Antitrust, chiamata a vigilare sulla congruità della cessione da TK a Outokumpu e da questa a TK, ha tenuto presenti parametri che esulano dal coinvolgimento delle risorse umane, limitandosi ad evitare il mero accentramento industriale-commerciale ed escludere squilibri di mercato o regimi monopolistici. In virtù di una strategia così intesa, a pagare sono i lavoratori, perché sulla loro pelle si decidono dimensionamenti, tagli,scorpori e spacchettamenti. I termini della compravendita salvano solo gli interessi materiali delle due società. Per quanto possa apparire una guerra persa, non si può rinunciare all’idea che ogni azienda abbia gli uomini al centro di un progetto produttivo. Se questo principio è destinato a delineare il futuro e la dignità del lavoro in una società fredda e calcolatrice, come quella che viviamo, l’opportunità di riaffermare il ruolo operaio nel contesto produttivo moderno è imperdibile. Ben vengano sensibilizzazioni a tutti i livelli, ben vengano proteste e manifestazioni di intolleranza, ma è in Europa che la voce di irricevibilità deve farsi sentire. Un’occasione c’è ancora. Forse l’ultima. Il semestre europeo dell’Italia può offrire a Renzi autorità e ascolto. Il nostro Capo del Governo deve sposare la causa della maggiore attività regionale, dell’unica industria siderurgica di tecnologia avanzata nazionale, dei quasi tremila dipendenti in attesa di risposte concrete. Occorre imporsi o i problemi non saranno solo d’ordine occupazionale, ma tragicamente sociali.

Terni, 17 luglio 2014

Giocondo Talamonti
(Associazione E. Berlinguer)